Fallire e sentirsi dei falliti: come rompere questo circolo vizioso

Quando falliamo in un progetto, un percorso di vita o di lavoro spesso è facile cadere nel tranello dei pensieri negativi e sentirsi dei falliti. Magari ci impegniamo nella costruzione di fantastici castelli di carta che puntualmente però finiscono per diventare carta straccia. E ci sentiamo di valere proprio come carta straccia! Come fare a separare l’evento singolo (o anche più eventi) da una condanna definitiva sulle nostre capacità e possibilità? Vediamolo insieme (forse non è un approccio…infallibile, ma sicuramente efficace!).

Recentemente ho rivisto il film Blue Jasmine, di Woody Allen con una strepitosa Cate Blanchett (non per niente si è aggiudicata il Premio Oscar per la Miglior attrice protagonista).

La protagonista, Jasmine, cade in depressione dopo che il suo mondo dorato si sgretola in un batter d’occhio: il marito (perfetto e invidiabile) risulta essere un truffatore (nonché fedifrago, ça va sans dire) e lei si ritrova sola e senza un soldo. E soprattutto depressa. Da qui si stacca da un mondo basato sull’apparenza e l’apparire e si trasferisce a San Francisco dalla sorella che conduceva una vita modesta. Per meglio rendere l’idea: trasloca da un lussuosissimo appartamento (anche se chiamarlo così è un eufemismo) ad un modesto appartamento (chiamarlo così è, agli occhi di Jasmine, benevolo) della sorella.

Non ti sto spoilerando il film (una cinefila come me non lo farebbe mai)…questa è l’intro descritta anche nel trailer. 😉

Dunque, un fallimento di vita ed economico in piena regola: da una vita perfetta e invidiabile, ad un incubo con conseguenze devastanti.

Nella caduta vengono fuori tutti i paradossi e la fragilità di Jasmine. Una persona che non guarda in faccia alla realtà rispetto alla quale preferisce costruirsi un mondo parallelo, fatto di castelli di carta che puntualmente però finiscono per diventare carta straccia.

“Blue Moon…una volta conoscevo le parole, le parole, ora sono sottosopra.”

Jasmine/ Cate Blanchett in Blue Jasmine

La sua figura mi ha fatto pensare al fallimento e a quanto sottile sia la linea che separa il fallimento di un progetto lavorativo o di vita (per quanto ripetuto o devastante) dal fallimento della persona.

Dal sentirsi (ammettendolo o no) fallito.

Ed agire di conseguenza.

Non saper cogliere il buono e bello che la vita mi offre (come fa invece la sorella di Jasmine, sempre considerata sfigata e inetta da Jasmine stessa).

E soprattutto non capire quali sono i miei punti di forza, in cosa sono brava, e cosa veramente voglio.

Ma andiamo per ordine.

Cosa è il fallimento?

Cominciamo con il chiarirci le idee.

Fallimento s. m. [der. di fallire]: (fig.) a. [esito negativo: f. di una spedizione] ≈ insuccesso, flop, scacco. ↔ buon fine, riuscita, successo. b. [situazione, sforzo non andato a buon fine: la loro relazione è stata un f.] ≈ fiasco, (fam.) frana, insuccesso. ↑ catastrofe, disastro, disfatta, rovina. ‖ smacco. ↔ successo, trionfo, vittoria. 1

Ho tralasciato il significato n. 1, ossia quello giuridico (fallimento inteso come bancarotta ecc.) che interessa Jasmine nel film, oltre al fallimento personale, ma non per la nostra trattazione. Questa è la definizione che trovo sul dizionario.

Dunque, è un flop, un esito negativo. È il contrario del successo. Non fa una piega.

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successo e fallimento 3

E come devo reagire per far sì che il fallimento non mi blocchi nei miei passi futuri, nella strada del mio successo? Qui subentra la proattività, spiegata molto chiaramente con il principio 90/10 di Stephen Covey, scrittore e uomo d’affari statunitense. 2

Covey dice che solo il 10% di ciò che mi accade nella vita non dipende da me ed è inevitabile. Ma ho il potere sul retante 90%. Ho cioè il potere di reagire all’evento (parole, situazioni, eventi…) e in base a come reagisco indirizzare poi il corso degli eventi.

Tirare fuori tutta la mia grinta e non subire gli eventi e le loro conseguenze.

falllimento

Quando “fallire” diventa sinonimo di “essere un fallito”

Una volta chiarito quando fallisco andiamo a capire come il fallimento possa trasformarsi nel sentirmi una fallita.

Di nuovo mi viene in aiuto il dizionario.

Fallito: è un fallito spesso fig. di persona che nella vita non ha concluso nulla, non è riuscita in nessuna delle sue aspirazioni.

Ecco. Questa è una sentenza definitiva. Mentre nell’azione di fallire ci si riferisce ad un risultato negativo, per quanto catastrofico, qui non c’è via di scampo: “essere un fallito” è una condanna a vita. Punto.

Non importa se riesco in altri progetti, mi sentirà sempre tale. Una fallita.

Questo perché, come Jasmine, sto forse rincorrendo degli obiettivi non chiari o non in linea con i miei valori (magari proprio perché ai miei valori non ci ho mai pensato).

Semplicemente, non ascolto me stessa, cosa voglio e cosa mi farebbe sentire realizzata.

Ma ascolto quei pensieri negativi che mi tagliano le gambe e non mi permettono di sognare (e realizzare) in grande.

“Soltanto coloro che hanno il coraggio di affrontare grandi fallimenti possono raggiungere grandi successi.”

Robert Kennedy

Come zittire il pensiero negativo e dare ascolto al pensiero positivo

Adesso passiamo all’azione. Se mi segui da un po’, sai bene che dopo le intro, più o meno lunghe, ti faccio lavorare 😉

Ecco un approccio forse non infallibile, ma sicuramente efficace! A parte i giochi linguistici, ma non scherzi, se ti applichi veramente, non saltuariamente, ma lo rendi un’abitudine, vedrai che funziona!!!

  • Come primo passo devo quindi devo separare l’azione che ho sbagliato, fallito, da me stessa. Ho fallito. Non sono fallita (o peggio una fallita).

Il fallimento non sono io, ma un’azione che ho fatto.

In inglese esiste un’espressione – Failing forward to success – che non ha un esatto corrispettivo in italiano, ma potrebbe essere tradotta con fallire per poter avere successo (da contrapporre a failing backward che invece indica una retrocessione senza scampo di risalita). 

  • Pensa poi ad una persona che ammiri (sia che tu la conosca di persona o no). Rifletti sulla sua storia. Ha ottenuto grandi successi? (con successo non mi riferisco a fama o denaro, ma ad ottenere quello che desideri e ti applichi per raggiugere). Sicuramente allora nella sua storia troverai fallimenti, più o meno grandi.

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successo e fallimento 4
  • Adesso parla sinceramente allo specchio e rispondi a queste domande:
    • Hai provato ed hai fallito (il risultato era quello che non ti aspettavi)?
    • È veramente un fallimento?
    • Cosa hai imparato da tutto questo?

Ma soprattutto sii sincero/a nel rispondere a questa domanda:

  • Hai veramente provato? O per qualche ragione non ci hai veramente creduto fin dall’inizio?

Forse non era quello che volevi, non ti convinceva…o forse hai semplicemente paura del successo? lo so che può sembrare strano, in realtà è più frequente di quanto tu creda: autosabotarsi perché non ci sentiamo pronti o “giusti” per quel successo.

Ma di questo ne parleremo nella prossima puntata.

“Il niente è da preferirsi al soffrire? Io perfino nelle pause in cui piango sui miei fallimenti, le mie delusioni, i miei strazi, concludo che soffrire sia da preferirsi al niente.”

Oriana Fallaci

E tu?

Ti se mai sentito fallit* per un progetto di vita o di lavoro non riuscito? 

Come hai reagito?

Commenta qui sotto, se ti va. I tuoi commenti arricchiranno l’approfondimento.

Come coach aiuto i miei coachees ad affrontare il fallimento e le emozioni che scaturiscono, come crescita personale.

Se anche tu non sai reagire al senso di fallimento, Contattami per la sessione gratuita: capirai se il coaching è quello di cui hai bisogno, e vuoi.

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