Il pugilato non è solo questione di muscoli e pugni, come ci si potrebbe aspettare. È una questione di agilità e di previsione delle mosse dell’avversario e piena consapevolezza delle proprie forze e debolezze. Lo stesso nella nostra vita, nelle nostre relazioni, non sono i più forti che ottengono ciò che vogliono, ma i più abili. Capire e gestire le nostre emozioni e comprendere quelle di chi ci sta di fronte –sul ring o nella vita – diventa cruciale per dare il meglio e, perché no, vincere i vari round.

Riprendo volentieri il tema del pugilato e ammetto che non parlarne per così tanto tempo – da amante della nobile arte e determinata e ligia sportiva della disciplina – è stato un po’ difficile, ma c’erano molti altri argomenti che sentivo di dover trattare…

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Il pugilato come nobile arte di vita

Vi devo confessare che più che mi alleno ed entro nel mondo della boxe con dimestichezza e consapevolezza, mi rendo conto di quanto questa disciplina mi insegni su me stessa, su come sono e come voglio migliorarmi, diventando un momento essenziale nella mia routine di allenamento fisico ma soprattutto mentale.

E in più, molto spesso trovo delle analogie con il mio lavoro, con gli argomenti che tratto e le situazioni che incontro. Il tutto mentre sudo anche le riserve di sudore dei prossimi cinque anni sotto l’occhio vigile, severo ma di grande incoraggiamento dei miei maestri Paolo e Andrea (Paolo è molto più severo, direi, non ammette un riposo extra).

Pochi giorni fa, ad esempio, mentre mi allenavo sul ring con il mio pazientissimo sparring partner, mi sono chiarita vari atteggiamenti e comportamenti sbagliati che avevo tenuto nell’ultimo periodo sul ring … Ma soprattutto nella mia vita, riguardo ai rapporti interpersonali. E – manco a dirlo visto che anche i miei sparring partner sono tutti uomini – con quelli dei rappresentanti dell’altro sesso (per motivi sentimentali, ça va sans dire…).

““Nessuno è mai riuscito a mandarmi al tappeto. A parte le mie sei mogli.”

Jake LaMotta

La posizione di guardia: stabilità e equilibrio

Cosa sbagliavo…molto ma alcune cose fondamentali.

Innanzi tutto le basi. Non avevo le basi giuste per potermi muovere, schivare e attaccare (anche nella vita).

Nel pugilato si assume la posizione di guardia1 Di fronte all’imprevedibilità dei colpi e delle mosse dell’avversario questa posizione permettere sia la difesa che l’offesa.

Le gambe sono fondamentali per avere la stabilità e per imprimere la forza necessaria ai vari colpi [nella guardia si posiziona in avanti la gamba sinistra – parlo per i destrorsi – con il piede posteriore mezzo passo avanti rispetto all’anteriore, con il tallone del piede sollevato].  È tutta una questione di equilibrio.
Proprio come nella vita. Per poter affrontare i vari “avversari” (siano essi persone o situazioni) dobbiamo avere una nostra stabilità, una solidità dei nostri valori, l’integrità e trasparenza a cui fa riferimento Goleman per migliorare la propria intelligenza emotiva, e avere chiaro in mente dove vogliamo andare.

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mission personale

Le braccia: distanze e colpi

E poi le braccia (quelle per intendersi che mi servono per sferrare i miei micidiali colpi!!!). Il pugno sinistro (per me) porta i jab ed è tenuto di fronte al viso (non appiccicato, ma a circa 15 cm), all’altezza degli occhi. Il pugno destro, per i miei diretti di fuoco (non ridete, sono seria…), è a lato del mento. Braccia strette per proteggere il corpo (spalla sinistra e braccio sinistro come scudo e il gomito destro per il fegato e il diaframma).

Regola fondamentale: non incrociare mai i piedi e le gambe. Farei una bellissima piroetta, magari, ma cadrei rovinosamente faccia a terra!

I jab servono sul ring – e nella vita – per poter misurare la distanza dell’avversario, infastidirlo, tenerlo a distanza.

Non dico di andare in giro a tirare dei sinistri in qua e in là, ma senza dubbio devo avere un’idea chiara di chi ho di fronte, di chi o cosa devo affrontare… altrimenti andrei a caso, sprecherei le mie energie e risorse -il diretto destro di fuoco, appunto- perdendo oltretutto l’equilibro e rendendomi totalmente vulnerabile

“Maggie: Sto sfinendo il sacco da boxe, capo.
Frankie: Non sono il tuo capo. E poi è il sacco che sta sfinendo te.

da Million Dollar Baby

Emozioni

Per capire le mosse dell’avversario -nella vita ma è utile ovviamente anche nel pugilato – e anticiparle devo capire le sue emozioni. Tutto qui. Tutto qui?? Direte…Sì lo so è alquanto difficile ma lo posso fare solo dopo che ho avuto il coraggio di mettermi di fronte allo specchio e mettermi in discussione. 

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Intanto devo capire quelle che sono le mie di emozioni nelle varie situazioni, soprattutto in quelle imprevedibili e variabili proprio come lo è un incontro di boxe. 

Avere quella autoconsapevolezza e coscienza di sé di cui parla Goleman: per ottenere l’autocontrollo devo gestire le emozioni forti, soprattutto quelle che mi turbano, controllare l’impatto sulle mie condotte e prestazioni e incanalarle in percorsi di miglioramento.

Come quando al sacco visualizzavo la faccia del mio ex e tiravo colpi da paura…mai uno a vuoto e tutti potenti….

La ruota delle emozioni di Plutchik

Capire quello che la situazione, l’atteggiamento, la parola suscita in me. Dare un nome a questa emozione (non è così facile come sembra, non crediate). A questo riguardo è interessante la classificazione delle aree emotive di Plutchik, con le varie categorie delle emozioni che si diramano dalle quattro coppie di emozioni primarie (gioia/dolore, rabbia/paura, accettazione/disgusto, sorpresa/attesa: sono indicate nella ruota o fiore qui esemplificato nel primo cerchio, dopo quello centrale).

Queste emozioni, mescolandosi tra loro, producono varietà di stati emozionali più complessi, caratterizzati da maggiore (nella ruota o fiore nella parte centrale) o minore intensità (via via che ci si sposta sulle punte esterne).

Plutchik

Ovviamente la loro categorizzazione è molto soggettiva: qualcosa che io posso percepire come gioia può essere per qualcun altro intesa come serenità… così come gli stessi eventi possono causare emozioni diverse a soggetti diversi (dipende dalla personalità, dal momento, dalle esperienze pregresse).

Questa categorizzazione e illustrazione grafica ci fa capire come l’emozione sia dovuta ad una serie di elementi e non sia uno stato passeggero, ma ci è utile per sapere come possiamo controllarla e modularla per raggiungere quel livello di intensità più congeniale alla situazione.

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successo e fallimento 3

Ad esempio, quando sul ring il mio sparring partner mi colpisce in viso, subito mi arrabbio e aggredisco a testa bassa (dicono che sono molto aggressiva, mah…) tirando i colpi fitti fitti. Ma in realtà a lui non faccio

niente, comincio a scazzottare senza un senso, non gestisco le mie emozioni e neppure di conseguenza le mie azioni.

Questo è proprio un errore fatidico che compio nella boxe, andare troppo addosso all’avversario. Facendo così non ho la distanza per schivare, e neppure per caricare bene il colpo.

In pratica, perdo di vista la situazione, la realtà, non ho la distanza emotiva per capire le emozioni, saperle gestire e capire anche le emozioni dell’altro, rendendomi scioccamente vulnerabile.

Almeno sul ring c’è il mio maestro Paolo che mi urla di non farlo, di non andare addosso all’avversario, nella vita devo pensarci da me…

Nel prossimo articolo vedremo i vari stili di combattimento nella boxe e nella vita.

Rimanete sullo stesso ring….

To be continued…

“L’allenatore al suo pugile: abbiamo pagato l’arbitro perché ti dichiari vincitore. Abbiamo pagato l’avversario perché ti lasci vincere. Il resto dipende da te.”

Groucho Marx

E tu?

Riesci a gestire le emozioni sul ring della vita?

Ti senti mess* KO?

Commenta qui sotto, se ti va. I tuoi commenti arricchiranno l’approfondimento.

Come coach aiuto i miei coachees ad affrontare il ring della vita.

Se anche tu ti senti al tappeto, Contattami per la sessione gratuita: capirai se il coaching è quello di cui hai bisogno, e vuoi.

 

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Pugilato e Intelligenza Emotiva ep.1- Non stare addosso all’avversario