sindrome dell'impostore

Cosa accade se sono io a bloccare il raggiungimento dei miei obiettivi e il mio successo con varie forme di autosabotaggio? Non sentirsi all’altezza e dubitare dei propri talenti, cercare una perfezione irraggiungibile e avere una bassa autostima mi rendono la peggior nemica di me stessa. Essere insomma un impostore. Come liberarsi quindi di questo atteggiamento, la sindrome dell’impostore appunto, e diventare il più grande fan di me stessa?

“Tutto sommato è solo un altro mattone nel muro, | tutto sommato siete solo un altro mattone nel muro”

Pink Floyd, Another Brick In The Wall

Negli articoli precedenti abbiamo visto come l’accettazione di quanto non posso cambiare (L’arte di accettare quello non posso cambiare)  e soprattutto l’autoaccettazione (L’arte di accettarSI come chiave per il successo) siano necessari per il raggiungimento del successo, per essere soddisfatti di se stessi e di quello che si ha (senza smettere mai di migliorarsi e porsi obiettivi sfidanti) ed essere così felici.

La sindrome dell’impostore

Abbiamo visto come l’autoaccettazione sia connessa direttamente con l’autostima. E qui ci colleghiamo alle forme di autosabotaggio, ossia quando sono io stessa a minare il percorso verso il raggiungimento dei miei obiettivi e quindi del mio successo. Mi metto i bastoni fra le ruote.

Mi metto i bastoni fra le ruote, creo un muro tra me i miei obiettivi e il successo mattone dopo mattone …e faccio tutto da sola!

La definizione

La sindrome dell’impostore è stata per la prima volta teorizzata nel 1978 da due psicologhe, Pauline Clance e Suzanne Imes. [The Impostor Phenomenon in High Achieving Women: Dynamics and Therapeutic Intervention” by Dr. Pauline R. Clance and Dr. Suzanne A. Imes  in Psychotherapy: Theory, Research & Practice, vol. 15, n. 3, 1978, pp. 241–247]

Le psicologhe associano il fenomeno per lo più a donne di successo, soprattutto in campo accademico – triste primato – ma in ultimi studi si è poi visto come la sindrome si manifesti in vari settori e indistintamente fra uomini e donne. [Langford, Joe; Clance, Pauline Rose (Fall 1993). “The impostor phenomenon: recent research findings regarding dynamics, personality and family patterns and their implications for treatment” (PDF). Psychotherapy: Theory, Research, Practice, Training. 30 (3): 495–501]

La sindrome dell’impostore non è stata inserita fra i disturbi mentali classificati dal DMS – Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali  – ma è considerata come sempre più diffusa nella nostra società. È collegata anche all’effetto Dunning-Kruger – secondo cui chi è poco esperto in un campo tende a sopravvalutarsi mentre al contrario persone con alte competenze tendono a sottovalutarsi-.

“Un grande errore: credersi più di quel che si è e stimarsi da meno di quel che si vale.”

Johann Wolfgang Goethe

Come si manifesta

La sindrome dell’impostore non è limitata solo alla sfera professionale, anche se è il campo dove maggiormente si manifesta. Mi posso ritenere di non meritarmi, ad esempio, la felicità sentimentale e avere la convinzione che l’altro/a prima o poi mi scopri per quello che sono e che mi lasci… oppure nella sfera sociale, dove l’apprezzamento delle persone lo vivo come non meritato e di nuovo mi sento inadeguata.

In parole povere io sono convinta di non meritarmi il mio successo: mi sento come un impostore, appunto, di aver commesso una frode, aver ingannato – quando non è assolutamente la realtà – e temo/mi aspetto di essere smascherata prima o poi. Mi sminuisco di fronte a me e gli altri – non come atteggiamento di umiltà ma vera e propria autosvalutazione – non celebro i risultati ottenuti, ma tendo a nasconderli proprio come se fossero il risultato di una frode, se non fossero meritati.

Mi faccio sopraffare dall’idea di un me stessa diversa e dalle aspettative che mi pongo e – credo – gli altri abbiano su di me.

La sindrome dell’impostore è collegata quindi alle emozioni di ansia, stress, paura (sia di essere smascherati ma anche paura del successo stesso), un senso continuo di inadeguatezza e frustrazione di non soddisfare le aspettative proprie e degli altri. Mi sento finta, falsa e non autentica.

Potrebbe sembrare una realtà lontana dal mio mondo, ma sembra che ben il 70% delle persone la abbaino riscontrata in modo più o meno incisivo durante la loro carriera.

Tipologie di impostore

Sono stati identificati 5 tipologie di impostore – Valerie Young The Secret Thoughts of Successful Women: Why Capable People Suffer From the Impostor Syndrome and How to Thrive in Spite of It –  e forse in qualcuno puoi riconoscere anche te stesso/a (io in un paio…):

Il perfezionista: si pone aspettative molto alte che vive come sconfitte se non raggiunge al 100%. Anche il minimo errore lo fa dubitare delle proprie capacità e competenze

La wonderwoman il superman: si spinge a lavorare di più e ad ottenere di più rispetto a chi ha vicino per dimostrare di non essere un “impostore”. Deve eccellere in tutto: vita familiare, lavoro, società…

Il genio naturale: è abituato a ottenere tutto molto facilmente, senza il minimo sforzo. Quando, al contrario, deve impegnarsi si reputa inadeguato e quindi “impostore”

Il solista: è abituato e portato a lavorare in solitarie, se deve chiedere aiuto o la collaborazione a qualcun altro si considera già sconfitto in partenza. Insomma, non accetta di lavorare con una intera orchestra

L’esperto: deve prepararsi su tutti gli aspetti di un progetto e allora vai di corsi di specializzazione, certificazioni ecc.. Si deve sempre sentire ultra preparato perché teme di apparire stupido o incompetente

successo
Le varie tipologie hanno in comune, anche se con approcci e per motivazioni diverse, la creazione di un blocco verso il successo e soprattutto verso la valorizzazione dei traguardi ottenuti da parte mia e di conseguenza da parte degli altri. Il muro, appunto, di cui sopra. Mattone dopo mattone, con cura

Come si affronta la sindrome dell’impostore

Come posso allora affrontare la sindrome dell’impostore e riconoscere i miei meriti (e festeggiare?).

Le emozioni e i pensieri

Innanzi tutto, devo rompere lo schema che mi blocca.

Devo imparare a riconoscere la vocina che mi blocca, che mi fa mettere mattone sopra mattone. Cosa mi dice? Di solito sempre la stessa storia: “Non ce la farai”, “Non ne sei capace”. E per questo, quando vinco la sfida e ottengo quei risultati, mi trasforma nell’impostore “non lo meriti”, e di nuovo “non sei capace”. Devo impormi l’obiettività. Magari anche riportando tutto in un diario: ci sono riuscita? Che competenze dovevo avere? Le ho? Bene. Lo merito! Non è stata fortuna (che a volte comunque non guasta), ma sono stata grande!!! Devo accantonare i pensieri negativi e limitanti per fare spazio all’oggettività e positività.

Insieme ai pensieri devo imparare a capire le mie emozioni, e quindi poterle gestire. Cosa provo quando mi arrivano questi pensieri, come mi sento se non li ascolto… es e li ascolto…

La perfezione non esiste

Devo mettermelo in testa e solo così riuscirò ad essere più indulgente con me stessa e perdonarmi gli errori fatti. Li devo vivere come esperienza e non sconfitta. Imparare per migliorarmi, appunto.  Devo sapermi perdonare e lasciare andare il senso di colpa per i miei sbagli. Devo imparare a non prendermi troppo sul serio, a lasciarmi andare anche all’ironia e a qualche risata per gli errori commessi!

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pugilato e intelligenza emotiva

“Non ho fallito. Ho solamente provato 10.000 metodi che non hanno funzionato.”

Thomas Edison

I punti di forza e debolezza

Imparare quali sono i miei punti di debolezza mi porta a lavorare per migliorarli, mentre riconoscere i miei punti di forza non è vanagloria, bensì oggettività per capire su quali risorse posso contare. Valorizzare i punti di forza mi rende più sicura e affidabile di me stessa e di conseguenza più sicura e affidabile per gli altri. Vado ad alimentare il circolo virtuoso di autostima: se credo in me anche gli altri a crederanno nelle mie capacità.

Confrontarsi

Parlarne con altri o con qualcuno di esperto per un percorso strutturato mi può aiutare a capire come affrontare in modo lineare ma efficace su come impostare obiettivi realistici, seppur sfidanti, saper accettare gli errori e fallimenti e “usarli” come arma per il successo.

I meriti del successo

Devo prendermi questi meriti! Non relegare all’esterno i risultati che ottengo, ma considerarli direttamente conseguenti alle mie azioni. Non è la fortuna o il fato, ma sono io responsabile del mio successo (o insuccesso).

E non mi devo dimenticare di accettare i complimenti per i meriti e non glissare e fuggire (come appunto un impostore!) o attribuirli ad altri o al destino. Sono il feedback degli altri, e come tali preziosi per la mia crescita e autostima.

Qui ci accostiamo a quello che è indicato come locus of control, e cioè il considerarsi o meno responsabili dei risultati e eventi della mia vita, se mi prendo la responsabilità di ciò che mi accade o se mi considero una vittima degli eventi. Ma di questo ne parleremo più nel dettaglio nel prossimo articolo.

Celebrare il mio successo

Sì. Devo abituarmi a celebrare i miei successi, i risultati che ottengo. Devo concedermi la soddisfazione di dirmi “Brava!” …e appunto accogliere a braccia aperte i “Brava!” degli altri. E perché no… farmi dei regali per i traguardi ottenuti! È una forma apparentemente banale, ma è il modo più semplice di riconoscere il risultato, e quindi le mie competenze.

“Siamo tutti stelle, e meritiamo di brillare.”

Marilyn Monroe

E tu?

Ti sei senti un impostore??

Quando è stata l’ultima volta in cui hai celebrato un tuo successo?

Commenta qui sotto, se ti va. I tuoi commenti arricchiranno l’approfondimento.

Come coach aiuto i miei coachees ad affrontare la sindrome dell’impostore e a smettere di auto-sabotarsi.

Se anche tu voglia intraprendere un percorso per riuscire ad essere il/la tua più grande fan , contattami per la sessione gratuita: capirai se il coaching è quello di cui hai bisogno, e vuoi.

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Sindrome dell’impostore e autosabotaggio: quel muro tra me e il successo