fiducia in sè

C’è chi misura le proprie giornate in obiettivi raggiunti… e chi le misura in “mi piace” ricevuti.
Il problema è che, se la nostra autostima dipende sempre da un pollice alzato o da un complimento, stiamo mettendo la chiave del nostro benessere nelle tasche degli altri.

Passare dal bisogno di approvazione alla fiducia interna non è questione di “fregarsene” o di ripetersi frasi motivazionali davanti allo specchio. È un percorso fatto di consapevolezza, allenamento e piccoli atti di coraggio quotidiani.

In questo articolo ti guiderò a capire perché è così difficile smettere di vivere di conferme, quali passi iniziare a fare per costruire una base di autostima solida e come un percorso di coaching può diventare il catalizzatore del cambiamento.

Nei primi due articoli di questa trilogia abbiamo visto da dove nasce il bisogno di approvazione e come si manifesta nelle diverse generazioni, per poi fare un salto nella giungla aziendale per riconoscere i “comportamenti-animale” che popolano ogni ufficio. Ora è il momento di fare un passo decisivo: capire come spostare il centro di gravità del nostro valore da fuori a dentro.

Smettere di cercare approvazione non significa diventare indifferenti a tutto e a tutti. Significa scegliere di non lasciare che il giudizio esterno — positivo o negativo — sia l’unico metro con cui misuri chi sei. Il bisogno di approvazione è radicato nella nostra biologia (il cervello premia ogni segnale di accettazione con un’ondata di dopamina), nell’educazione ricevuta e in una società che ci insegna a performare per piacere. Ma proprio perché ha radici profonde, è possibile lavorarci: passo dopo passo, imparando a riconoscere i nostri automatismi, allenando la consapevolezza e costruendo un sistema interno di validazione che ci renda più liberi e sicuri.

“L’atto più coraggioso è ancora pensare con la propria testa. Ad alta voce.”

Coco Chanel

Perché è così difficile smettere

Uscire dal bisogno di approvazione non è questione di “farsi scivolare addosso le cose” o di diventare zen dall’oggi al domani. È come togliere un carburante a cui il nostro sistema emotivo si è abituato da anni. Ogni complimento, like o sorriso approvante attiva il circuito di ricompensa del cervello, dandoci una micro-scarica di benessere. E il cervello, si sa, adora le ricompense facili: vuole ripeterle, moltiplicarle, farle diventare routine. Il punto è che non si accontenta: più ne ricevi, più ne vuoi.

A complicare le cose, c’è il contesto in cui viviamo: la società della performance. Non basta essere competenti, bisogna sembrare competenti, raccontarlo bene, avere un’aura di successo da esibire. In un ambiente così, smettere di cercare approvazione è quasi un atto rivoluzionario: significa sottrarsi a un gioco che tutti stanno giocando, e questo può far paura.

Il perché nascosto (e un po’ scomodo)

La verità? Dietro questo bisogno c’è spesso una ferita antica. Qualcuno che, magari senza volerlo, ci ha fatto sentire che il nostro valore dipendeva da quanto eravamo utili, brillanti, performanti.

Come dice Brené Brown, ricercatrice sulla vulnerabilità (e vera rockstar dell’intelligenza emotiva):

“L’appartenenza vera non richiede di cambiare chi siamo. Richiede di essere chi siamo.” (Braving the Wilderness, 2017)

Tradotto: quando inseguiamo solo il riconoscimento, rischiamo di diventare la versione potabile di noi stessi, quella che “va bene” agli altri… ma ci lascia a secco dentro.

Cosa ci costa davvero

Il prezzo lo paghiamo in silenzio, e spesso non ce ne accorgiamo finché non è salato. Vivere di approvazione esterna ci rende emotivamente instabili: un giorno l’autostima vola perché qualcuno ci ha lodato, il giorno dopo precipita perché non abbiamo ricevuto riscontri. A lungo andare, si accumulano:

  • Stress cronico per mantenere sempre alte le prestazioni.

  • Decisioni “filtrate” per compiacere, invece che per scelta autentica.

  • Relazioni falsate, dove non siamo noi stessi ma la versione che pensiamo piacerà di più.

Il risultato? Una vita guidata più dal timore di deludere che dal desiderio di esprimersi. E questa, alla lunga, non è solo stancante: è limitante. Perché la libertà di scegliere senza il peso del giudizio altrui non è un lusso: è una condizione per vivere pienamente.

trovare fiducia in sé

Perché è importante riconoscerlo (e riderci sopra, perché no?)

La fame di riconoscimento spesso nasce da lontano, e che si infiltra nel nostro modo di lavorare, relazionarci, prendere decisioni.

Non è colpa tua. Ma può diventare una tua responsabilità: iniziare a spezzare il meccanismo, smettere di cercare ovazioni fuori, e cominciare a costruire una voce interna che ti dica “valgo” anche senza il premio di fine giornata.

Come diceva Carl Jung:

“Fino a quando non rendi conscio l’inconscio, sarà lui a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino.”
(Psychological Aspects of the Personality, 1940)

Come si esce da questo circolo vizioso?

Non con una rivoluzione, ma con un piccolo spostamento quotidiano. Qui ti propongo 3 mosse pratiche (più un esercizio bonus) per passare dal bisogno di conferme alla fiducia interna:


1. Smetti di chiedere “Sto facendo bene?”

Inizia a chiederti:
“Mi rappresenta, questo?”
Oppure:
“Lo rifarei, anche se nessuno mi dicesse nulla?”
È una domanda fastidiosa, certo. Ma è anche la porta d’accesso alla tua autenticità.


2. Nota dove cerchi approvazione

Diventa detective di te stess*. Osserva: in quali situazioni ti senti spint* a brillare per essere vist*? Quali sono le persone davanti alle quali ti senti “mai abbastanza”?

Non per giudicarti, ma per conoscerti meglio. L’autoconsapevolezza è il primo antidoto alla dipendenza da applausi.

3. Allenati a deludere (con eleganza)

Sì, hai letto bene. Ogni tanto, deludere le aspettative altrui è un atto d’amore verso te stess*.
Scegli una situazione semplice, come dire “no” a un favore che non vuoi fare, o proporre un’idea anche se non è quella più “popolare”.
Il mondo non crollerà. E tu ti sentirai magicamente più liber*.

“Sii te stesso; gli altri sono già tutti occupati.”

Oscar Wilde

BONUS: L’esercizio del “valore quotidiano”

Ogni sera, per una settimana, rispondi a questa domanda:

🎯 Cosa ho fatto oggi che mi fa sentire allineat/a chi voglio essere?*
Non dev’essere un’impresa epica. Basta anche un “ho detto quello che pensavo in riunione”, o “ho staccato alle 18 senza sensi di colpa”.

Scrivilo. Leggilo. E nota: il tuo valore non ha bisogno di microfoni, ma di attenzione gentile.

In conclusione: da performer ad essere umano

Nel film Il diavolo veste Prada, Andrea all’inizio fa di tutto per piacere a Miranda. E ce la fa. Ma poi capisce che ha perso sé stessa nel processo.
E allora molla tutto.
Non dico che dobbiamo lasciare il lavoro e volare a Parigi (anche se non è male farci un salto ogni tanto …).
Ma ogni tanto sì: scegliere noi stessi costa. Ma costa meno che dimenticarci chi siamo.

“Essere se stessi, in un mondo che cerca costantemente di trasformarti in qualcos’altro, è il più grande risultato.”

Ralph Waldo Emerson

Per continuare a riflettere… (oltre a quanto già suggerito)

Se il tuo obiettivo è passare dal vivere di conferme al coltivare fiducia interna, queste tre opere ti accompagneranno con ispirazione, riflessione e qualche scossa emotiva. Non sono solo letture o visioni: sono piccole “palestra mentali” per allenare il tuo valore interiore.

  • Un saggioThe Gifts of Imperfection di Brené Brown
    Un invito a smettere di inseguire la perfezione e a coltivare il coraggio di mostrarsi vulnerabili. Un testo che spiega, con calore e ricerca, perché il valore personale non deve dipendere dal giudizio altrui.

  • Un romanzoMangia, prega, ama di Elizabeth Gilbert (da cui è tratto anche l’omonimo film con Julia Roberts)
    Un memoir avventuroso e introspettivo che racconta la rinascita di una donna dopo un divorzio e una crisi personale. Attraverso tre viaggi — l’Italia per il piacere e la gioia sensoriale, l’India per la spiritualità, e Bali per l’equilibrio — la protagonista impara a riconoscere il proprio valore al di là delle aspettative e del giudizio altrui. Un invito a ritrovare la propria bussola interna, anche quando il mondo intorno sembra avere già deciso per te.

  • Un filmWhiplash (2014)
    La storia intensa di un giovane batterista e del suo mentore spietato. Una riflessione cruda e potente su quanto lontano siamo disposti ad andare (e a sopportare) pur di ottenere approvazione e riconoscimento, e su quando è il momento di smettere di rincorrerli.

Buona lettura e visione!

E tu?

Sei pronto/a a mettere il tuo valore nelle tue mani, invece che in quelle degli altri?

Se oggi nessuno ti dicesse “Bravo/a”… cosa penseresti di te? 

Se questo articolo ti ha ispirato, condividilo o lascia un commento.

Come coach ti accompagno a passare dal vivere di conferme esterne a una fiducia solida e duratura. Non si tratta di “pensare positivo”, ma di costruire passo dopo passo nuovi schemi di pensiero e azione. Il risultato? Libertà, energia e la capacità di scegliere senza paura di non piacere.

Passare dal bisogno di conferme esterne a una fiducia interna solida è un percorso che richiede tempo, consapevolezza e il giusto metodo. Non si tratta di “fregarsene” o di ripetere frasi motivazionali davanti allo specchio, ma di costruire passo dopo passo nuovi schemi di pensiero e di azione che ti rendano meno dipendente dagli sguardi altrui e più libero/a nelle tue decisioni.

Contattami (anche via WhatsApp – in basso a destra) per la sessione gratuita: capirai se il coaching è quello di cui hai bisogno, e vuoi.

Come posso aiutarti per la tua carriera

Percorso di coaching professionale pensato per chi desidera far crescere la propria carriera restando fedele alla propria autenticità.

Come coach, ti accompagno a prendere decisioni più chiare, migliorare la comunicazione, rafforzare la leadership e affrontare con lucidità le sfide che incontri nel tuo percorso lavorativo.

Un coaching personalizzato per aiutarti a fare scelte più consapevoli, valorizzare i tuoi talenti e dare una direzione concreta alla tua evoluzione professionale.

I percorsi di coaching personalizzati

Il coaching per la tua carriera

5 1 voto
Article Rating
Registrami
Notificami
guest

0 Commenti
Più vecchi
Più nuovi Più votati
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti

Quando il “Bravo/a!” non basta più: come uscire dal circolo vizioso del riconoscimento esterno