Settembre arriva puntuale come un pacco Amazon Prime: promesse di nuovi inizi, piani entusiasti, webinar motivazionali che ti inseguono anche su Instagram e quell’irresistibile voglia di ricominciare bene. Peccato che molto spesso, nel vortice del “devo dare il massimo”, finiamo per dire “sì” a tutto: nuove sfide, nuovi impegni, nuove routine che sembrano perfette su carta… ma che nella realtà si trasformano in una gigantesca to-do list ansiogena.
E allora fermiamoci un attimo. Facciamo un bel respiro.
E partiamo da una domanda controcorrente:
E se, per una volta, la vera ripartenza fosse imparare a dire di no?
Viviamo in un’epoca in cui il “fare tanto” è diventato una medaglia, nel mito della ripartenza performativa.
Più progetti, più disponibilità, più energie da dare a chiunque — tranne che a noi stessi.
Ma dire sempre di sì non è leadership, non è crescita, è sfinimento.
Lo dice anche una che se ne intende, Brené Brown, nel suo saggio The Gifts of Imperfection:
“Dare agli altri tutto il nostro tempo e la nostra energia non è generosità. È autosacrificio.”
(Brené Brown, The Gifts of Imperfection)
Dire sì a tutto è come mettere in valigia tutto il guardaroba “nel dubbio”, e poi arrivare a destinazione senza spazio per quello che serve davvero.
“A volte dire no è la cosa più coraggiosa che si possa fare.”
Veronica Roth, “Divergent”
Scena 1 – Apertura: la tua vita non è una commedia romantica (e meno male)
Settembre.
Quel momento dell’anno in cui molti di noi si trasformano inconsapevolmente nel personaggio secondario di una commedia romantica americana: sempre disponibile, sempre entusiasta, sempre pronto/a a dire “Sì! Che bella idea!”, anche quando dentro hai lo stesso entusiasmo di un cactus sotto la pioggia.
Ecco: se la tua vita fosse un film, sarebbe ora di riscrivere il copione.
E magari di passare dal ruolo di comparsa multitasking al ruolo di protagonista consapevole.
Il primo passo? Imparare a dire NO.
Ma non un “no” arrabbiato, passivo-aggressivo o da burnout imminente.
Un NO che sa di scelte, identità e direzione. Un NO che sa di coaching fatto bene.
Il “No” non è una chiusura. È una direzione.
Nel mondo del coaching, la parola NO è sacra. È una scelta di valore, non di rifiuto.
Dire no è un atto identitario. È decidere chi sei, non solo cosa fai. Warren Buffet (considerato il più grande investitore di valore di sempre, non noccioline…) dice che La differenza tra le persone di successo e quelle di grande successo è che le seconde dicono no quasi a tutto. Se lo dice lui, che di “successo” se ne intende, forse dovremmo dargli un po’ di credito…
Ma qui non parliamo solo di lavoro. Il dire NO può “invadere” tutti i campi:
– dire no a un’uscita che non ti nutre,
– dire no a una collaborazione che “fa curriculum ma ti prosciuga”,
– dire no a un’abitudine che non ti somiglia più.
Ogni “no” ben dato è un sì alla tua energia, alla tua chiarezza, al tuo spazio mentale.
Scena 2 – Il falso lieto fine del “Sì a tutto”
I film ci hanno fregato.
Siamo cresciuti con l’idea che dire di sì sia sinonimo di apertura, empatia, successo, e perfino amore.
Ti ricordi Yes Man con Jim Carrey?
Lui dice sì a qualsiasi proposta per uscire dalla sua comfort zone e… voilà! La vita cambia, tutto migliora, arrivano amore, successo, adrenalina.
Bellissimo, certo.
Peccato che nella vita vera, se dici sì a tutto, finisci esausto/a, disperso/a e pieno/a di cose che non ti appartengono.
Quando il “dire sì” diventa una trappola spirituale (o motivazionale)
Complice l’eco di certi libri (proprio come Yes Man di Danny Wallace, a cui si è ispirato il film) e di alcune correnti di crescita personale ispirate alla crescita espansiva, è passata l’idea negli ultimi anni, senza dubbio a volte mal interpretata, che dire “sì” a tutto ti avrebbe portato magicamente nel posto giusto.
Che fosse un invito a cena, un lavoro fuori fuoco, una collaborazione che non ti convinceva…
dovevi dire sì, perché “tutto accade per una ragione”.
E forse la lezione era lì, dietro quella scelta scomoda.
Eppure, la verità è che non tutto merita il tuo sì.
Dire sì a tutto, sempre, non ti apre alla vita: ti rende permeabile a tutto ciò che non ti serve.
Ti esaurisce. Crea confusione.
Ti allontana da te.
E il punto non è che dire sì sia sempre sbagliato.
Il punto è: a cosa stai dicendo sì? E cosa stai sacrificando ogni volta che lo fai?
“Dire sì quando vuoi dire no ti trasforma in un personaggio di un film che non ti somiglia più.”
– (Lucia Barbieri, citabile)
Il vero “sì” potente nasce solo quando hai il coraggio di dire qualche no strategico.
Il coaching maturo non ti spinge ad accettare tutto.
Ti accompagna a riconoscere cosa ti fa bene e cosa no, e a decidere di conseguenza.
Non tutto è una lezione. Non tutto è un’opportunità.
E alcune cose puoi lasciarle passare, senza sensi di colpa.
Scena 3 – Il dietro le quinte: come funzionano i “sì” e i “no” nel cervello
Sì e no non sono solo parole. Sono scelte identitarie.
Ogni sì è un micro-investimento della tua energia, del tuo tempo, del tuo spazio mentale.
Il nostro cervello è programmato per cercare approvazione e minimizzare il conflitto (lo dice anche la neuroscienza, non solo tua zia.. o la tua coach!).
Quindi dire sì è più facile. Meno rischi, meno tensioni.
Ma a lungo andare, quel sì automatico diventa tossico:
-
ti carichi di compiti che non ti nutrono,
-
perdi la tua direzione,
-
e ti ritrovi a vivere giornate che sembrano scritte da qualcun altro.
Il problema è che raramente ce ne accorgiamo. Perché quei sì sembrano innocui. O “doverosi”.
Ma accumulati, sono come scene inutili in un film che dovrebbe emozionare, non annoiare.
Scena 4 – Coaching in azione: l’arte del No che apre spazi
Nel coaching, lavoriamo molto su questo punto: riconoscere quando stai agendo da copione altrui.
Ogni volta che dici sì senza sentirlo davvero, stai seguendo una sceneggiatura non scritta da te.
Ed è lì che arriva il potere del NO: non come rifiuto rabbioso, ma come scelta narrativa.
Un no può:
chiudere un ciclo che ti trattiene,
salvare il tuo spazio mentale,
difendere la tua integrità,
creare un varco per dire sì a qualcosa che desideri davvero.
Il NO è la forbice con cui tagli le scene di troppo dal tuo film.
Quelle noiose, ripetitive, che appesantiscono la trama.
“Quando finalmente ho detto no… mi sono sentita libera. E non sapevo nemmeno di essere prigioniera.”
da Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey
Scena 5 – Final twist: il NO come punto di svolta
Adesso ti porto in un altro film, famosissimo: Mangia prega ama (Eat Pray Love).
Non sto parlando della parte glamour, quella delle spiagge di Bali e degli uomini saggi che ti parlano per metafore.
Mi riferisco a quella scena all’inizio, quando Elizabeth (Julia Roberts), seduta sul pavimento del bagno a New York, realizza che la sua vita non le somiglia più. Si accorge che la vita che ha costruito — quella perfetta da fuori — non è la sua.
Quel momento crudo, silenzioso, senza filtri.
E lì, arriva il vero inizio: un NO.
Dice NO. A un matrimonio che non la nutre più.
NO alla paura di cambiare.
NO all’idea di essere “sbagliata” solo perché non è felice dove tutti si aspettano che lo sia.
Quel NO è il suo spartiacque.
È l’inizio della sua vera storia.
Ecco: non ti sto dicendo che devi mollare tutto e andare a Bali.
Ma magari puoi cominciare a mollare un paio di cose che non ti rappresentano più.
Senza sensi di colpa. Senza scuse. Con la fermezza di chi vuole essere autore e protagonista della propria vita, non attore secondario.
Esercizio: Il montaggio del tuo settembre
Immagina che la tua vita sia davvero un film.
Ora prendi carta e penna (oppure apri le note del telefono, ma resisti alla tentazione di scrollare Instagram subito dopo).
Fase 1 – La sceneggiatura attuale
Scrivi 5 “sì” che hai dato negli ultimi mesi di cui non sei convinto/a.
Cose che hai accettato per:
paura di deludere,
senso del dovere,
“tanto ci vuole poco”,
evitare discussioni.
Per ognuno, rispondi:
Cosa mi ha chiesto davvero questo sì (tempo, energia, presenza)?
Che impatto ha avuto su di me?
A cosa ho dovuto rinunciare per dire quel sì?
Fase 2 – Il montaggio nuovo
Scrivi 3 “NO” che potresti dire nel prossimo mese.
NO che liberano spazio, chiarezza, energia.
E poi chiediti:
Cosa renderebbe più autentico il mio settembre, se eliminassi questi elementi?
Quale sì voglio finalmente poter dire, grazie a questi NO?
Spoiler: ti accorgerai che il vero potere non sta nel no in sé, ma nel vuoto creativo che si apre dopo.
In questo articolo:
The End (o forse il vero inizio)
Settembre è il mese delle agende nuove, dei buoni propositi e delle mille promesse.
Ma tu hai un’alternativa: rallentare, ascoltarti, scegliere meglio.
Inizia con un NO.
Un NO che non chiude, ma apre.
Un NO che non allontana, ma avvicina a te.
Un NO che ti restituisce potere, visione, libertà.
E chissà, magari a fine anno guarderai il tuo film e dirai:
“Ecco, questa sì che è la mia storia.”
“Non ho paura di morire, ho paura di non aver vissuto abbastanza.”
da La mia Africa
Per continuare a riflettere… (oltre a quanto già suggerito)
Libro consigliato: Essentialism – Greg McKeown (in italiano tradotto con Essentialism – L’arte di fare meno): un manifesto contro l’eccesso di “sì” e il multitasking inutile: per imparare a scegliere meno, ma meglio — con coraggio e intenzione.
“Se non decidi tu cosa è importante nella tua vita, qualcun altro lo farà al posto tuo.”
Film da vedere (o rivedere con occhi nuovi): “The Wife – Vivere nell’ombra” (con Glenn Close)
Un film potente e sottile che racconta cosa succede quando dici sì per anni a una vita che non è pienamente tua, per poi finalmente arrivare al momento del NO trasformativo. Non c’è retorica, non ci sono fuochi d’artificio — solo il coraggio silenzioso di una donna che smette di vivere in funzione degli altri.
Un film che fa riflettere, anche dopo i titoli di coda.
“Ho passato quarant’anni a ignorare me stessa.” (Joan Castleman, “The Wife”)
Frase da appendere al frigorifero (o al desktop):
“Un NO detto con chiarezza è un SÌ alla vita che vuoi davvero.”
E tu?
A cosa stai ancora dicendo “sì”, anche se dentro senti che sarebbe un bel “no”?
E cosa cambierebbe nella tua vita se iniziassi a scegliere davvero,
invece che acconsentire per abitudine, paura o senso del dovere?
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Come coach ti accompagno a riconoscere i tuoi “sì automatici” e trasformarli in scelte consapevoli, allenare il coraggio gentile del NO che protegge la tua energia, riscrivere il tuo copione con intenzione, identità e direzione.
Perché ogni NO ben detto è un passo verso la vita che senti tua.
E la tua storia merita di essere scritta da te. Davvero.
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Come posso aiutarti
La mission è una “dichiarazione” (uno statement, all’inglese) che definisce i tuoi valori, chi sei, cosa fai e perché.
In pratica, è il TUO SCOPO, il TUO PERCHE’. A livello personale e/o lavorativo. Capire quale è la tua mission ti aiuta a procedere speditamente verso i tuoi obiettivi, in modo coerente e consapevole. Inoltre, nei momenti di “burrasca” ti aiuta a ritrovare la rotta.
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